Dopo Francia, Germania e Regno Unito, anche l’Italia introduce i requisiti di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il marketplace Amazon.
Di fatto, è stata implementata una modifica normativa che allinea il nostro Paese agli altri principali mercati europei, estendendo obblighi rigorosi (precedentemente applicati solo ai venditori fisici) anche alle vendite online, incluse quelle su Amazon.
Chi vende prodotti in categorie come apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), batterie, imballaggi, pneumatici, oli, polietilene e oli minerali, sia nuovi che usati e ricondizionati, deve ora confrontarsi con requisiti che fino a poco tempo fa non erano di proprio riferimento nel mercato italiano. Conosciamoli un po’ meglio.
Indice
- Le scadenze da segnare in calendario
- Il servizio “Pagamento a tuo nome”
- Il calcolo dei contributi
- La gestione operativa e gli obblighi di ritiro
- Casi di esenzione
- Aziende con sede estera
- Conclusioni
1. Le scadenze da segnare in calendario
In questo mio approfondimento sul tema dei nuovi requisiti EPR, inizio subito da quello che dovrebbe destare la maggiore sensazione d’urgenza: anche se differenziate per categoria, le scadenze da tenere a mente sono piuttosto ravvicinate, considerato che per i RAEE la deadline è il 31 dicembre 2025, e che per batterie, pneumatici, oli, polietilene e imballaggi è il 31 marzo 2026.
Naturalmente, consiglio sempre di non aspettare l’ultimo momento, anche perché i tempi necessari per ottenere i numeri di registrazione EPR potrebbero richiedere settimane. Pertanto, la mia raccomandazione è quella di iniziare il processo almeno tre mesi prima delle scadenze, considerando eventuali ritardi o necessità di correzioni documentali.
Un aspetto fondamentale su cui ti invito a soffermarti è poi quello della distinzione tra produttore e non produttore nel contesto EPR.
La normativa italiana è piuttosto precisa: sei considerato produttore se vendi prodotti con il tuo nome o marchio e sei l’entità che li ha resi disponibili per la prima volta in Italia. Molti venditori, invece, si confondono pensando che importare prodotti li renda automaticamente produttori, ma non è sempre così.
Se rivendi prodotti già presenti sul mercato italiano con il marchio del produttore originale, potresti non essere considerato produttore e dover solo ottenere l’ERN dal tuo fornitore.
I riflessi di quanto sopra sono davvero notevoli. Il processo di registrazione varia infatti significativamente tra le due categorie: devono registrarsi direttamente presso le organizzazioni competenti, dichiarare le vendite e pagare i contributi ambientali; i distributori, invece, devono ottenere i numeri di registrazione dai loro fornitori/produttori a monte, processo che può rivelarsi complesso quando questi ultimi sono poco collaborativi non comprendono correttamente i nuovi obblighi imposti dalla piattaforma online.
2. Il servizio Pagamento a tuo nome
Consapevole che molti venditori potrebbero andare incontro a qualche difficoltà, Amazon ha introdotto il servizio EPR Pagamento a tuo nome come soluzione per chi non riesce a ottenere i numeri di registrazione in tempo: il servizio calcola e paga automaticamente i contributi ambientali, addebitandoli poi sul conto del venditore insieme a una commissione di servizio annuale per categoria.
Dal mio punto di vista, il servizio è una soluzione d’emergenza, più che una strategia a lungo termine, e come tale dovresti considerarlo. Di fatto, le commissioni aggiuntive possono impattare significativamente sui tuoi margini, specialmente per prodotti a basso valore.
Inoltre, Amazon non può applicare l’eco-modulazione, cosa che potrebbe tradursi in costi superiori rispetto alla gestione diretta degli obblighi EPR. Ti ricordo, infatti, che l’eco-modulazione permette di ottenere tariffe ridotte per l’uso di materiali sostenibili, la progettazione per la riciclabilità o l’aumento della durata dei prodotti.
Ciò premesso, il servizio funziona in modo piuttosto semplice, con un sistema di calcolo automatizzato che classifica i prodotti nelle categorie appropriate, individua i codici fornitore e calcola i contributi ambientali secondo le tariffe stabilite dalle organizzazioni competenti.
Per i RAEE, ad esempio, si considerano sia il numero di unità che il peso complessivo, con classificazioni per uso domestico versus professionale e dieci categorie principali secondo la direttiva UE.
3. Il calcolo dei contributi
Ogni categoria di prodotto presenta caratteristiche specifiche che richiedono un’attenzione altrettanto specifica. Per i RAEE, la classificazione si basa su dieci categorie principali, con un’ulteriore distinzione tra uso domestico e professionale che è fondamentale, considerato che i contributi ambientali variano significativamente e vengono calcolati considerando numero di unità vendute, peso complessivo per categoria e criteri ambientali specifici.
Per esempio, le batterie seguono una classificazione basata sul tipo (portatile, industriale, automobilistica) e sulla composizione chimica (ioni di litio, NiCd, piombo-acido), con distinzione tra batterie primarie e ricaricabili. Il calcolo dei contributi considera il peso delle batterie immesse sul mercato e viene stabilito annualmente dall’organizzazione competente.
Per gli imballaggi, la classificazione considera invece il tipo di materiale (plastica, carta, vetro, alluminio, acciaio, legno), il livello di imballaggio (primario, secondario, trasporto) e le caratteristiche di riciclabilità. Il contributo ambientale CONAI varia in base a questi parametri e può essere consultato sul loro sito ufficiale.
La categoria polietilene è poi particolarmente interessante perché presenta tariffe differenziate: 14 euro per tonnellata per prodotti interamente in polietilene e 28 euro per tonnellata per prodotti misti. Esclude esplicitamente imballaggi e RAEE, concentrandosi su prodotti specifici come articoli per la casa, giocattoli e attrezzature agricole.
Infine, gli pneumatici vengono classificati per categoria (autovetture, autocarri, mezzi agricoli, industriali) e dimensioni, mentre gli oli hanno una struttura più semplice con 0,09 euro per chilogrammo, considerando il tipo (sintetico, minerale, vegetale) e le dimensioni del contenitore.

4. La gestione operativa e gli obblighi di ritiro
Un aspetto che molti venditori sottovalutano riguarda inoltre gli obblighi di ritiro dell’usato, che non si evadono semplicemente con il pagamento dei contributi ambientali. La normativa richiede infatti di offrire servizi specifici ai clienti per la restituzione o per la riparazione dei prodotti usati, con un’informativa chiara nelle pagine prodotto e procedure operative definite.
Un servizio di consulenza può fornirti supporto per redigere le notifiche appropriate. Eppure, ho visto molti venditori improvvisare soluzioni inadeguate che poi hanno creato problemi di compliance. È invece fondamentale organizzare la raccolta e il riciclaggio dei prodotti, rispettare gli obiettivi di recupero stabiliti dalle autorità italiane e mantenere documentazione completa delle attività.
Ti ricordo che il processo di registrazione attraverso Seller Central è relativamente semplice ma richiede un po’ di attenzione ai dettagli (anche in questo caso, vale la consueta regola di domandare una consulenza prima di fare passi incerti).
La sezione Stato dell’account > Gestisci la tua conformità > Invia le informazioni sulla conformità ti aiuterà in tutto il processo.
Tieni a mente che Amazon può validare immediatamente solo i numeri per RAEE, batterie e pneumatici. Per polietilene, imballaggi e oli bisogna attendere gennaio 2026, quando il registro nazionale italiano sarà pubblicamente accessibile.
La validazione richiede fino a sette giorni lavorativi, periodo durante il quale consiglio di non modificare listini o lanciare nuovi prodotti per evitare complicazioni. Il sistema fornisce feedback specifico sui motivi di eventuale rifiuto: numero EPR non trovato, scaduto, discrepanza nel nome del produttore o nome non valido.
Amazon fornisce report dettagliati attraverso la dashboard Pagamento a tuo nome che includono periodi dichiarativi, dettagli vendite, costi e informazioni sulle organizzazioni competenti, che puoi usare per la riconciliazione contabile e la verifica dell’accuratezza dei calcoli. Il reporting varia per frequenza: annuale per RAEE, trimestrale per batterie dal secondo semestre 2025, mensile per oli minerali.
5. Casi di esenzione
Ci sono alcuni casi particolari per cui le regole di base operano con qualche eccezione. Le microimprese ossia quelle con meno di 10 dipendenti e fatturato/bilancio annuo fino a 2 milioni di euro sono esentate per la categoria imballaggi, ma devono comunque fornire certificazione della Camera di Commercio annualmente. Un’esenzione che è La normativa prevede alcune eccezioni significative che meritano attenzione.
Non tutti i venditori sono però tenuti a versare i contributi. Le microimprese, cioè quelle con meno di 10 dipendenti e un fatturato o bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro, possono beneficiare dell’esenzione dagli obblighi EPR per la sola categoria imballaggi, come previsto dal D.Lgs. 116/2020 e dalle successive delibere CONAI.
Tuttavia, questa esenzione non è automatica: è necessario dimostrare il possesso dei requisiti tramite una certificazione della Camera di Commercio aggiornata ogni anno, e mantenere traccia della documentazione in caso di controlli.
Va inoltre ricordato che le microimprese non sono esentate dagli obblighi relativi a RAEE, batterie, oli o pneumatici, né dalla comunicazione dei numeri di registrazione EPR ad Amazon. In questi casi, la piattaforma può comunque richiedere la prova di iscrizione o la dichiarazione di esenzione motivata.
6. Aziende con sede estera
Un capitolo a parte merita la posizione dei venditori che operano su Amazon.it ma hanno sede legale all’estero. Anche per loro la normativa EPR si applica pienamente, perché immettere prodotti sul mercato italiano equivale a renderli disponibili a consumatori finali nel nostro Paese, indipendentemente dal luogo in cui l’azienda ha sede o dove spedisce la merce.
In questi casi la legge richiede la nomina di un rappresentante autorizzato in Italia, che diventa il soggetto formalmente responsabile della conformità EPR.
Il rappresentante ha il compito di registrare l’azienda presso i registri nazionali competenti (RAEE, batterie, imballaggi, oli, pneumatici, polietilene), inviare le dichiarazioni periodiche e versare i contributi ambientali dovuti. Si tratta, in sostanza, del referente legale per le autorità italiane. Senza questa nomina, il venditore non è considerato conforme e Amazon può sospendere la vendita dei prodotti sul marketplace italiano fino a regolarizzazione.
Nella pratica, molti venditori esteri si appoggiano a organizzazioni collettive italiane (come ERP Italia, Ecolight o Ecoped) che possono assumere il ruolo di rappresentante autorizzato, semplificando il processo e assicurando la corretta gestione amministrativa.
È però importante ricordare che la nomina deve risultare formalmente depositata e che il numero di registrazione italiano va comunicato ad Amazon, perché i codici EPR esteri non sono riconosciuti ai fini della conformità sul mercato italiano.
7. Conclusioni
In questo approfondimento ho cercato di condividere quanto la normativa EPR italiana sia un cambio di approccio che richiede proattività e strategia per essere affrontata con la giusta consapevolezza e efficacia. Si tratta certamente di un ulteriore adempimento ai quali sono chiamati gli Amazon seller ma come sempre occorre rimboccarsi le maniche e fornire tutto ciò che occorre per poter operare tranquillamente sulla piattaforma.
Dal punto di vista del peso economico sul bilancio aziendale, ho calcolato che per un venditore medio di elettronica, i contributi EPR possono rappresentare tra lo 0,5% e il 2% del fatturato, percentuale non trascurabile in settori già competitivi. Tuttavia, questa percentuale può variare significativamente in base alla categoria di prodotto e al peso/volume degli articoli venduti.
Ecco perchè risulta fondamentale gestire in modo lineare questa pratica così da evitare l’addebito di costi ulteriori non dovuti, sanzioni, oppure il blocco delle vendite che potrebbe aggravare ulteriormente le finanze dell’azienda interessata.
Evidentemente, la gestione dei rapporti con i fornitori diventa essenziale per chi non è produttore. Troppi venditori continuano a trovarsi in difficoltà perché i loro fornitori non hanno compreso correttamente i nuovi obblighi o fornivano numeri di registrazione non validi.
La mia raccomandazione è di richiedere ai fornitori non solo l’ERN, ma anche documentazione che dimostri la validità della registrazione presso l’organizzazione competente. Per tutti gli altri, salvo per chi è esente, occorre fornire codici e documentazione richiesta da Amazon in materia al fine di evitare la classica disattivazione.
Ricordo anche che sebbene la finestra temporale disponibile possa sembrare ampia, in realtà la complessità del processo richiede una pianificazione immediata da parte di ogni seller. Chi aspetta gli ultimi mesi rischia interruzioni operative costose e stress evitabili.
In tale ambito, il servizio Amazon “Pagamento a tuo nome” offre sicuramente una valida alternativa temporanea, ma la gestione diretta degli obblighi EPR rimane la soluzione più economica ed efficace per la maggior parte dei venditori.


