Amazon ha recentemente annunciato quella che ha definito come la più grande riduzione di commissioni per i venditori nella storia dei marketplace europei.
L’aggiornamento, che è entrato in vigore lo scorso 15 dicembre 2025, coinvolge diverse categorie merceologiche e promette risparmi significativi sui costi di fulfillment e sulle fee di segnalazione.
Ma, come sempre accade quando si parla di Amazon, bisogna osservare le cose un po’ più in profondità.
Prima di tutto, è importante chiarire che questa riduzione non si applica indiscriminatamente a tutti i prodotti e a tutte le categorie.
Si tratta di un intervento mirato, che riguarda principalmente articoli con un prezzo di vendita inferiore ai 20 euro e che coinvolge categorie specifiche come abbigliamento e accessori, prodotti per la casa, articoli per animali domestici, generi alimentari e integratori.
Chi opera in altri settori o con fasce di prezzo superiori potrebbe non beneficiare direttamente di queste modifiche.
Ma non è questo l’unico elemento degno di nota. In questo approfondimento, provo a fare un po’ di chiarezza e comprendere che cosa cambia per i seller italiani.
Indice
- Cosa cambia davvero per i seller
- La versione ufficiale è quella dell’efficientamento logistico
- La guerra dei marketplace: Temu e Shein all’orizzonte
- Più difesa che attacco
- La questione resi e il vero costo delle categorie low-price
- Negli Stati Uniti le cose sono molto diverse
1. Cosa cambia davvero per i seller
Entriamo un po’ più nel dettaglio delle modifiche. Prima di tutto, le commissioni per segnalazione verranno aggiornate per alcune categorie come:
- Prodotti per la casa (nuova categoria): riduzione dal 15% all’8% sugli articoli con prezzo pari o inferiore a 20 euro;
- Abbigliamento e alimenti per animali: riduzione dal 15% al 5% sugli articoli con prezzo fino a 10 euro;
- Alimentari e cura della casa e Vitamine, minerali e integratori (nuova categoria): riduzione dall’8% al 5% sugli articoli con prezzo fino a 10 euro.
Nella maggior parte delle categorie, inoltre, le tariffe di Logistica di Amazon per articoli a basso prezzo verranno applicate anche agli articoli di importo pari o inferiore a 20 euro. Per questi prodotti, l’aggiornamento ridurrà in media di 0,45 euro per unità le tariffe di Logistica di Amazon.
Ancora, per aiutare i seller nella promozione dei loro prodotti migliori, il tetto limite delle commissioni variabili relative alle Offerte lampo e alle Migliori offerte sarà ridotto a 100 euro nel mercato italiano (è così anche in Francia e in Spagna, mentre è di 300 euro in Germania e di 200 sterline nel Regno Unito).
Infine, per ottimizzare l’efficienza della rete Amazon, saranno introdotti alcuni aumenti mirati sulle tariffe mensili di stoccaggio, sulle tariffe per gli ordini di restituzione e sulle tariffe di liquidazione.
Per maggiore chiarezza, ho riassunto ciò che cambia in questa schermata di sintesi:

2. La versione ufficiale è quella dell’efficientamento logistico
Ma per quale motivo Amazon si è mossa in questa direzione che, apparentemente, potrebbe essere sconveniente per il proprio conto economico?
Secondo quanto dichiarato da Dharmesh Mehta, Vice President di Worldwide Selling Partner Services, queste riduzioni sono il risultato diretto degli investimenti che Amazon ha effettuato per ottimizzare la propria rete logistica.
L’azienda sostiene di aver abbassato i costi medi di gestione di circa 0,15-0,17 euro per unità venduta in Europa, e di voler trasferire parte di questi risparmi ai venditori terzi.
Una narrazione che è certamente plausibile e in parte veritiera.
Amazon ha infatti effettivamente investito massicciamente nell’automazione dei magazzini, nel miglioramento degli algoritmi di previsione della domanda e nell’ottimizzazione del posizionamento dell’inventario.
Tuttavia, se la motivazione fosse esclusivamente legata all’efficientamento operativo, risulta difficile spiegare perché le fee sui resi e sulle liquidazioni dei prodotti siano state contemporaneamente aumentate.
Ecco perché ritengo che questa incongruenza meriti un’analisi sicuramente più approfondita.
La spiegazione dell’efficientamento logistico, di fatto, regge solo fino a un certo punto. Se Amazon ha davvero ridotto i costi operativi come dichiara, perché contemporaneamente ha ritoccato al rialzo le commissioni su resi e liquidazioni?
La risposta più probabile è che stiamo guardando una manovra a geometria variabile. Da un lato Amazon vuole restare aggressiva sul prezzo dove serve (e sotto i 20 euro serve eccome, visto Temu). Dall’altro, sta correggendo squilibri interni che hanno poco a che fare con la competizione esterna.
Il punto più critico sta nella gestione dei prodotti economici. Quando un articolo costa meno di 20 euro, anche piccole variazioni nei processi possono compromettere la marginalità: un packaging leggermente diverso, un cambio nel flusso di controllo qualità, oscillazioni nel comportamento d’acquisto.
Non è dunque una questione di quanti resi ci sono, ma di quanto sono imprevedibili i costi per gestire ogni singolo pezzo.
Amazon non sta pertanto solo rispondendo a Temu, ma sta mettendo ordine in quelle aree dove la volatilità dei costi è troppo alta rispetto al valore generato. È una razionalizzazione che aveva senso fare a prescindere, ma che la pressione competitiva ha probabilmente accelerato.
3. La guerra dei marketplace: Temu e Shein all’orizzonte
Visto che ne ho appena fatto cenno, credo che, a maggior ragione, per comprendere in modo più consapevole questa manovra, dobbiamo dunque allargare lo sguardo al contesto competitivo in cui Amazon si trova a operare.
Negli ultimi due anni, il mercato europeo dell’e-commerce ha visto l’ingresso aggressivo di operatori asiatici come Temu, Shein e AliExpress, che hanno conquistato quote di mercato significative puntando su prezzi estremamente competitivi e un’esperienza utente accattivante.
Temu, in particolare, ha raggiunto in meno di un anno la posizione di secondo marketplace globale per volume di traffico, per un risultato straordinario che ha certamente fatto suonare campanelli d’allarme a Seattle.
I competitor asiatici hanno infatti costruito la loro proposta di valore proprio su quei prodotti a basso prezzo che ora Amazon sta cercando di rendere più convenienti per i propri seller.
Insomma, il rischio per Amazon non è solo di perdere venditori, ma anche di subire un danno reputazionale.
Se nella percezione dei consumatori Temu diventa sinonimo di convenienza mentre Amazon viene associato a prezzi più alti, la leadership di mercato potrebbe essere messa in discussione anche nelle fasce di prezzo più elevate, dove Amazon ha tradizionalmente margini migliori.

4. Più difesa che attacco
C’è un’altra chiave di lettura che secondo me merita attenzione. Amazon ha sostanzialmente completato la fase di penetrazione del mercato europeo.
Con una quota che si avvicina al 60% delle ricerche di prodotti online, la piattaforma è passata da una logica di acquisizione a una strategia di retention. In altre parole, il problema di Amazon non è più quello di attirare nuovi venditori, ma trattenere quelli esistenti e garantire che rimangano profittevoli.
I dati mostrano che, sebbene il numero di nuovi seller continui a crescere anno dopo anno, aumenta anche il tasso di abbandono. Sempre più venditori europei chiudono i propri account perché i margini sono diventati troppo stretti per giustificare l’impegno richiesto.
Parallelamente, la composizione demografica dei seller sta cambiando: oltre il 50% dei venditori sulla piattaforma è ora di origine asiatica, con una proporzione che continua a crescere a discapito dei seller europei.
Intendiamoci. Una simile dinamica non è necessariamente negativa per Amazon nel breve termine. Costituisce però un rischio strategico.
Un marketplace dominato da venditori cinesi potrebbe infatti perdere appeal per i consumatori europei che cercano prodotti locali o comunque provenienti da seller del proprio continente. E allora la riduzione delle fee può essere vista come un tentativo di riequilibrare questa tendenza.
5. La questione resi e il vero costo delle categorie low-price
Esiste però una prospettiva alternativa che complica ulteriormente il quadro in cui Amazon si sta muovendo.
Alcuni analisti suggeriscono infatti che la riduzione delle fee di segnalazione non sia tanto una risposta a Temu quanto un riallineamento delle leve di margine per gestire le categorie con tassi di reso problematici.
I prodotti sotto i 20 euro, specialmente nell’abbigliamento e negli accessori, presentano storicamente percentuali di reso molto elevate che erodono significativamente i margini di Amazon sulla logistica.
Da questo punto di vista, la riduzione delle fee di segnalazione potrebbe essere compensata dall’aumento delle fee sui resi e sulle liquidazioni, creando un sistema più equilibrato in cui i costi vengono allocati in modo più preciso a chi effettivamente li genera.
Non è un caso che Amazon abbia recentemente ridotto il periodo di reso da 30 a 14 giorni su diverse categorie: è un altro tassello dello stesso puzzle.
Per i venditori che operano in categorie con bassi tassi di reso, queste modifiche potrebbero tradursi in risparmi effettivi.
Per chi invece gestisce prodotti ad alto tasso di reso, il bilancio potrebbe essere meno favorevole di quanto suggeriscano i comunicati stampa. Credo sia pertanto fondamentale che ogni seller analizzi la propria situazione specifica prima di trarre conclusioni.
6. Negli Stati Uniti le cose sono molto diverse
È interessante notare come la situazione negli Stati Uniti sia diametralmente opposta. Mentre l’Europa beneficia di queste riduzioni, il mercato americano vede aumentare le fee di fulfillment di una media di 0,08 dollari per unità a partire dal 15 gennaio 2026.
Gli aumenti interessano FBA, Buy with Prime e Multi-Channel Fulfillment, con variazioni che dipendono dalla dimensione e dal prezzo del prodotto.
A mio giudizio, la divergenza tra i due mercati conferma che le decisioni di Amazon sulle fee sono guidate da considerazioni strategiche locali piuttosto che da una politica globale uniforme.
Il mercato americano, dove la competizione con Temu e Shein è meno pressante e dove Amazon gode di una posizione dominante più solida, può dunque permettersi aumenti che sarebbero controproducenti in Europa.
7. Conclusioni
Al di là delle motivazioni che hanno spinto Amazon a questa manovra, la riduzione delle commissioni rappresenta comunque un’opportunità concreta che i seller europei dovrebbero sfruttare. Ricordo inoltre che è difficile Amazon faccia passi indietro sulle fee, quindi vale la pena capitalizzare questo momento.
Il mio consiglio è di analizzare attentamente il proprio catalogo per identificare quali prodotti rientrano nelle categorie e nelle fasce di prezzo interessate dalle riduzioni. Chi ha prodotti che si avvicinano alla soglia dei 20 euro, potrebbe riconsiderare la propria strategia di pricing per massimizzare i benefici.
Allo stesso tempo, è utile monitorare attentamente l’evoluzione delle fee sui resi nel proprio specifico segmento. Per chi opera in categorie con tassi di reso elevati, i risparmi sulle commissioni di segnalazione potrebbero essere parzialmente vanificati dagli aumenti sulle altre voci.
Una gestione più attenta della qualità delle inserzioni e delle descrizioni prodotto può aiutare a ridurre i resi e quindi a massimizzare il vantaggio netto di queste nuove condizioni.
Insomma, ritengo che questa manovra di Amazon sia probabilmente il risultato di una combinazione di fattori: efficientamento logistico reale, pressione competitiva dei marketplace asiatici, necessità di trattenere i seller europei e riallineamento dei costi sulle categorie problematiche.
Ma anche che qualunque sia la motivazione prevalente, per una volta i seller sembrano trovarsi dalla giusta parte. È il momento di approfittarne!


