Regolamento UE deforestazione zero: cosa cambia per chi commercia prodotti online

in una foresta si vede una strada che è costruita all'altezza delle chiome degli alberi e finisce sul tetto di una casa

La deforestazione è una delle emergenze ambientali più gravi a livello globale. Ogni anno il nostro Pianeta perde circa 10 milioni di ettari di foreste, con conseguenze drammatiche in termini di emissioni di CO₂, desertificazione e impoverimento della biodiversità. 

Sebbene non sia un’area di deforestazione diretta, l’Unione Europea è consapevole di contribuire a questo fenomeno attraverso le proprie importazioni di materie prime agricole e forestali.

Ed è proprio per questo motivo che Bruxelles ha deciso di intervenire con una normativa che cambierà parte delle regole del commercio internazionale: il Regolamento UE sui prodotti a deforestazione zero

Per chi vende online, e in particolare su marketplace come Amazon, capire cosa varia con questa normativa è una necessità imprescindibile per continuare a operare sul mercato europeo. 

Indice

1) Perché l’Unione Europea ha introdotto il Regolamento sulla deforestazione zero

2) Quale impatto per imprese e mercati?

3) Che prodotti sono interessati dal Regolamento

4) Chi sono i destinatari del Regolamento

5) Quali sono gli obblighi per gli Amazon Seller

6) Cosa si rischia in caso di non conformità

7) Conclusioni

1. Perché l’Unione Europea ha introdotto il Regolamento deforestazione zero

Per inquadrare correttamente il provvedimento, ricordo prima di tutto che il Regolamento nasce in seno al Green Deal europeo e all’impegno dell’Unione a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. 

L’obiettivo è quello di impedire che sul mercato europeo vengano commercializzati beni legati a pratiche di deforestazione o degrado forestale avvenuti dopo il 31 dicembre 2020, per una scelta che riflette la volontà dell’Europa di assumersi la responsabilità del proprio peso nei flussi commerciali globali, riducendo l’impatto ambientale delle proprie importazioni. 

Secondo i dati della FAO, l’Unione Europea è infatti uno dei maggiori importatori mondiali di commodities agricole, e questo le conferisce un potere significativo nel determinare gli standard di sostenibilità a livello internazionale.

Allo stesso tempo, l’Unione intende garantire condizioni di concorrenza più eque, premiando chi produce in modo sostenibile e penalizzando chi adotta pratiche distruttive.

Come vedremo, i riflessi della normativa determineranno qualche scelta per chi opera nell’e-commerce e su Amazon, ripensando il rapporto con i propri fornitori di riferimento e con le modalità di approvvigionamento.

2. Quale impatto per imprese e mercati?

L’introduzione del Regolamento dovrebbe avere ripercussioni piuttosto interessanti sia sui mercati internazionali che sulle singole imprese. 

In particolare, per i Paesi fornitori come quelli tradizionalmente situati in Sud America, Africa e Sud-Est asiatico, occorrerà verificare le loro relative pratiche agricole e forestali, ottenendo dati affidabili su coltivazioni e tracciabilità lungo la filiera.

Evidentemente, è un processo che richiederà un adeguamento più o meno lungo, oltre che la necessità di rivalutare (e, in alcuni casi, riorganizzare) le catene produttive locali.

Per le imprese europee, e in particolare per chi opera nel commercio online, il Regolamento introduce obblighi stringenti di due diligence, sistemi di tracciabilità e nuove procedure di conformità che diventeranno parte integrante della gestione quotidiana delle attività.

Chi vende su Amazon prodotti contenenti materie prime come cacao, caffè, legno o derivati della soia dovrà pertanto essere in grado di dimostrare, in qualsiasi momento, l’assenza di pratiche di deforestazione e la conformità legale nel Paese d’origine. 

Anche in questo caso, si può ben concordare come sia un impegno non certo marginale. Vista da un’altra prospettiva su cui consiglio di soffermarsi, è anche un’occasione per ripensare i modelli di approvvigionamento e distinguersi sul mercato come operatori responsabili e affidabili.

Non solo le aziende che sapranno cogliere in tempo questi cambiamenti riusciranno nel tempo a conseguire un vantaggio competitivo duraturo, ma potranno anche qualificarsi agli occhi dei consumatori come maggiormente green fin dal brevissimo termine.

3. Che prodotti sono interessati dal Regolamento

Il Regolamento non si applica indiscriminatamente a tutte le merci, ma solamente a specifiche materie prime considerate ad alto rischio per la deforestazione globale. Si tratta di soia, cacao, caffè, carne bovina, olio di palma, legno e gomma naturale (caucciù)

Tuttavia, l’ambito di applicazione non si limita alle materie prime allo stato grezzo: rientrano nel Regolamento anche i prodotti trasformati che le contengono e dunque, a titolo di esempio, cioccolato, prodotti in pelle, mobili, carta, prodotti alimentari e cosmetici derivati da queste materie prime, soggetti alle medesime regole.

Basta questo, in fondo, per rendersi conto di quanto sia ampia la portata della novità per chi vende su Amazon: la quantità di prodotti presenti su Amazon che contengono cacao, utilizzano imballaggi in carta o derivano dal legno è enorme, finendo così con l’interessare milioni di venditori al mondo. 

Peraltro, anche accessori apparentemente semplici, come cornici, taglieri, utensili da cucina o packaging in cartone, possono rientrare nell’ambito di applicazione.

In pratica, qualsiasi azienda che commercializzi questi beni sul mercato europeo dovrà essere in grado di dimostrare l’assenza di deforestazione e la piena conformità legale nel Paese di produzione.

E non sarà sufficiente affidarsi alle dichiarazioni dei fornitori: bisogna infatti disporre di documentazione verificabile e aggiornata.

4. Chi sono i destinatari del Regolamento

Il Regolamento distingue chiaramente due categorie di soggetti coinvolti: operatori e trader. 

Gli operatori sono le imprese che per prime immettono sul mercato europeo le materie prime o i prodotti derivati, oppure che li esportano dall’UE.

Sono loro i principali responsabili della conformità alla normativa e devono adottare un sistema completo di due diligence, raccogliendo informazioni dettagliate sulla filiera, valutando il rischio di deforestazione e fornendo una dichiarazione di conformità prima dell’immissione sul mercato.

Per certi versi, è lecito affermare che gli operatori fungono da gatekeeper della filiera europea: se non rispettano le regole, l’intero flusso di prodotti non può entrare sul mercato.

I trader, invece, sono coloro che acquistano e rivendono prodotti già immessi sul mercato da un operatore. I venditori Amazon dovrebbero partire da questa definizione per avere un’idea più chiara delle norme da rispettare.

A seconda del ruolo ricoperto nella filiera, infatti, gli obblighi variano significativamente. 

Le grandi imprese che operano come trader devono seguire procedure simili a quelle degli operatori, mentre le PMI godono di requisiti semplificati, sebbene non possano considerarsi esenti da responsabilità.

In ogni caso, tutti gli attori della filiera devono garantire trasparenza e tracciabilità, assicurando che la dichiarazione di deforestazione zero arrivi fino al consumatore finale.

Chiunque è dunque parte integrante di un sistema di responsabilità condivisa che non ammette zone grigie.

5. Quali sono gli obblighi per gli Amazon Seller

Le piccole e medie imprese sono la parte preponderante dei venditori online e gli Amazon Seller fanno parte di questa categoria.

Risulta fondamentale che siano proprio queste aziende, spesso meno strutturate, a capire per prime i propri obblighi. 

Sebbene le PMI beneficino di procedure semplificate rispetto alle grandi imprese, devono infatti pur sempre garantire la conservazione e la trasmissione delle informazioni ricevute dagli operatori, nonché essere in grado di dimostrare la provenienza e la conformità dei prodotti acquistati.

In altri termini, anche il più piccolo venditore Amazon che commercializza prodotti contenenti cacao, caffè o legno deve poter risalire alla fonte della materia prima e verificare che non provenga da aree deforestate dopo il 31 dicembre 2020.

Gli obblighi concreti prevedono la raccolta di dati e la tracciabilità completa della filiera, incluse le coordinate geografiche precise delle parcelle di origine, la documentazione legale locale come licenze agricole e certificazioni ambientali, e i permessi di sfruttamento.

 È necessario inoltre effettuare una valutazione del rischio, classificando i fornitori in base alla probabilità di deforestazione e pianificando eventuali azioni correttive, che possono includere il cambio di fornitore, la richiesta di certificazioni aggiuntive o l’intensificazione dei controlli.

Tutti i documenti devono essere archiviati per almeno cinque anni e resi prontamente accessibili in caso di controlli da parte delle autorità europee o nazionali.

Il Regolamento prevede peraltro delle scadenze sul brevissimo termine: l’applicazione obbligatoria per gli operatori è stata fissata al 30 dicembre 2025, mentre per i trader la data è il 30 giugno 2026.

La maggiore generosità del periodo transitorio per i trader è stata pianificata per consentire alle PMI di adeguare i propri sistemi interni senza interrompere le attività commerciali.

Tuttavia, attendere l’ultimo momento sarebbe grave: ricordo infatti che la mappatura della filiera e l’implementazione dei sistemi di tracciabilità richiedono tempo e risorse anche piuttosto importanti.

6. Cosa si rischia in caso di non conformità

Il sistema di controllo previsto dal Regolamento è rigoroso e le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi possono essere molto severe. Le autorità nazionali hanno il potere di verificare concretamente la filiera e intervenire in caso di violazioni, utilizzando anche strumenti satellitari e banche dati internazionali per incrociare le informazioni fornite dalle aziende.

Gli operatori e i trader possono essere sottoposti a ispezioni documentali e controlli a campione, con particolare attenzione ai prodotti provenienti da aree classificate ad alto rischio.

Le conseguenze di una non conformità non sono dunque sottovalutabili. Si tratta infatti di multe proporzionate al valore del prodotto o al fatturato dell’azienda, confisca delle merci e sospensione temporanea o esclusione dal mercato europeo.

Ma oltre agli aspetti strettamente legali, ricordo anche i danni reputazionali: per chi comunica sostenibilità ai propri clienti, essere coinvolti in uno scandalo legato alla deforestazione può significare la perdita di fiducia e di quote di mercato difficilmente recuperabili. 

Nel caso del Marketplace Amazon, la sanzione prevista per chi non presenta la documentazione richiesta è la disattivazione delle offerte per le quali è richiesta. Al momento non sono previste ulteriori e più gravi sanzioni ma con Amazon meglio stare sempre sull’attenti. 

7. Conclusioni

Per ridurre i rischi che ho ricordato nelle scorse righe, ritengo fondamentale che le aziende documentino ogni fase della filiera, aggiornino regolarmente le informazioni sui fornitori e i dati di tracciabilità, e siano pronte a fornire prove concrete in caso di controlli. 

Integrare procedure di verifica interna nella gestione quotidiana permette dunque di porsi al riparo da pericolose violazioni della normativa e poter trasformare la compliance in uno strumento di governance e protezione del business. 

Chi adotta questo approccio potrà non solamente evitare i rischi legali e le sanzioni conseguenti alla mancata compliance, ma anche distinguersi sul mercato come partner affidabile e responsabile, trasformando un obbligo normativo in un autentico vantaggio competitivo.

Alla luce di ciò, se vendi su Amazon prodotti che potrebbero rientrare nell’ambito di applicazione del Regolamento UE a deforestazione zero e desideri capire come adeguare la tua attività, contattami per una consulenza personalizzata.

Ti aiuterò a mappare la tua filiera, valutare i rischi e implementare le procedure necessarie per operare in piena conformità, trasformando questo nuovo obbligo normativo in un’opportunità di crescita e differenziazione sul mercato.